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sabato, luglio 13, 2013

Celiachia 3.2.13

Ricordate dove eravamo rimasti la volta scorsa? Ci eravamo concentrati sull'eziologia della patologia celiaca, tralasciando però alcuni aspetti che vale ora la pena di sottolineare.
Nell' intestino vi sono, come ricorderete dalla volta scorsa, cellule che presentano geni che codificano per il complesso maggiore di istocompatibilità, HLA (Human Leukocyte Antigen) di cui vedremo il ruolo nella reazione immunitaria che si scatena a seguito dell' introduzione del glutine.
I geni, meglio ricordarlo, sono gli ormai noti DQ2/8. Acceda quindi che le cellule contenenti tali geni codifichino il complesso maggiore di istocompatibilità, HLA e lo espongano sulla superficie delle cellule stesse, o più precisamente di quelle cellule che a loro volta presentano una proteina a forma di calice capace di riconoscere ed accogliere alcune porzioni di glutine, generando una reazione antigene (glutine) – anticorpo (complesso HLA).


Con questa piccola premessa, molto semplificata perché in realtà è un processo molto più complesso, passiamo ad esaminare gli altri fattori che provocano la malattia celiaca.
Il fattore "ambientale" scatenante della patologia celiaca è il glutine, un complesso proteico contenuto in alcuni cereali (frumento, orzo, segale), e costituito principalmente da due componenti: le prolammine e le glutenine.




Diciamo subito che le proteine sono costituite da tante piccole unità legate tra loro, ovvero gli aminoacidi e che la composizione di aminoacidi e la forma finale delle proteine è determinata dalle informazioni contenute nel nostro DNA.
Le prolammine rappresentano invece quella componente del glutine ricca in prolina e in glutammina, ovvero aminoacidi insolubili in acqua, distinte in gliadine nel frumento, orzeine nell’orzo e segaline nella segale. Le gliadine rappresentano la principale componente proteica e sono le responsabili dell’innesco della risposta infiammatoria verso il glutine.
Queste presentano alcune differenze nella struttura e si possono distinguere quattro frazioni diverse:
  1. alfa-gliadina,
  2. beta-gliadina,
  3. gamma-gliadina,
  4. omega-gliadina.
Le gliadine rappresentano la frazione alcol-solubile del glutine, ed una caratteristica di queste proteine è quella di presentare nella loro struttura, pressoché lineare, alcune sequenze ripetute di aminoacidi, dette peptidi.
Di fatto i peptidi determinano la tossicità del glutine, determinandone le caratteristiche antigeniche e conferendogli alcune proprietà. La prima proprietà è proprio quella di diventare un antigene, oltre al fatto di resistere alla proteolisi dei succhi gastrici e del succo pancreatico, determinando un accumulo di questi peptidi "tossici" nel lume intestinale. In parole povere, questi peptidi rimangono inalterati per tutto il processo digestivo ed agiscono anche come potenziale antigene per la proliferazione dei linfociti T, che intervengono successivamente.
AAO