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mercoledì, luglio 17, 2013

L'omeopatia come opportunità di cura.

 I fenomeni inspiegabili non si verificano 
in contraddizione con la natura, 
ma solo con ciò che non conosciamo di essa”.
Sant’Agostino

Abbandonata l’ormai obsoleta definizione di “medicina alternativa”, l’omeopatia rappresenta una metodica clinico - terapeutica praticata in tutti i paesi del mondo, che ha una tradizione di quasi due secoli e che solo in Italia è utilizzata dall’8,2% della popolazione e prescritta da circa 7000 medici.


Nella sua parabola, l’Omeopatia ha conosciuto diversi sviluppi, corrispondenti, pressapoco, a una prima fase pioneristica, seguita da una fase di espansione, e quindi, a cavallo tra ‘800 e ‘900, da un declino dal quale si sta risollevando, con un volto decisamente nuovo, da circa un quarto di secolo, in un nuovo contesto di sviluppo della medicina, che nell’affrontare la cura delle patologie croniche sta cedendo il passo alle discipline che studiano l’organismo nel suo insieme.


Nasce alla fine del 1700, per opera del medico tedesco Friedrich C. Hahnemann, ma già Ippocrate nel IV secolo a.C. ne aveva intuiti e anticipati alcuni princìpi:

“… la salute può essere restaurata con due opposti procedimenti (..) a seconda della natura e della causa della malattia utilizzando ora il rimedio contrario, ora il simile.”

La scintilla che ispira al medico tedesco la formulazione dell’ipotesi della similitudine è la traduzione, nel 1790, del trattato di materia medica di Cullen, celebre medico scozzese, in cui sono descritte le proprietà digestive e corroboranti della corteccia di china. Hahnemann decide di sperimentare personalmente gli effetti della sostanza e si accorge che la sua assunzione causa sintomi simili a quelli provocati dalla febbre malarica, di cui aveva sofferto. Dato che la corteccia di china è altresì utilizzata per CURARE la febbre malarica, ha la geniale intuizione che la stessa sostanza, in grado di provocare sintomi in un individuo sano possa essere in grado di curare gli stessi sintomi in un individuo malato.
Studiando le alterazioni che molte sostanze provocano nell’organismo sano, arrivò a stabilire il primo principio dell’Omeopatia, che si può riassumere in questi termini:

“ogni sostanza proveniente dal regno vegetale, animale o minerale, è capace di provocare nell’uomo sano e sensibile uno stato di malattia, che può essere guarito dalla stessa sostanza, somministrata in DOSI MINIME, cioè diluita”.

Hahnemann estese la sua scoperta ad altre sostanze e stabilì alcuni princìpi rigorosi, argomentandoli nei suoi diversi trattati: tra questi, fondamentale importanza ha il concetto detto di “dinamizzazione”, o di riduzione della sostanza a uno stato energetico diverso, sul quale si basano a tutt’oggi le sperimentazioni e le ricerche nell’ambito della fisica quantistica e dell’energia elettromagnetica, con l’obiettivo di dare una spiegazione scientifica a questa disciplina.

Per testare o “sperimentare” i potenziali rimedi, le sostanze erano fatte assumere dai vari sperimentatori, i quali documentavano giornalmente e in modo dettagliato i sintomi insorti, ma anche gli stati d’animo e le sensazioni provate. I sintomi erano poi classificati e definiti di “primo, secondo e terzo grado”, secondo la loro incidenza nel maggior numero di sperimentatori.
Tali informazioni furono infine raccolte a formare un “quadro sintomatologico” per ogni rimedio e fu così possibile stabilire le caratteristiche essenziali o “sintomi-guida”, sia fisici sia mentali, per riconoscere i casi in cui un determinato rimedio fosse appropriato.
Il principio di similitudine, quindi, costituisce la base del metodo omeopatico: quanto maggiore è la similitudine tra un quadro clinico (il malato e la sua patologia) e un quadro sperimentale (i sintomi fisici e mentali provocati dalla sostanza in un individuo sano), tanto maggiore è la “precisione curativa” di un farmaco.

Hahnemann considerava la malattia come il risultato di uno squilibrio interno che determina sintomi fisici (es. febbre, eruzioni cutanee, ecc.), emotivi o psicologici, che non dovrebbero essere soppressi ma assecondati.
Per essere efficace il farmaco deve stimolare, quando è possibile, le capacità auto-curative dell’organismo a correggere lo squilibrio causato dalla malattia e in questo modo elimina i sintomi che esso produce, modulando sia la sfera fisica sia quella psichica del paziente, senza peraltro produrre effetti avversi.
Riassumendo possiamo dire che l’Omeopatia è una medicina che utilizza sostanze in dosi deboli o infinitesimali, con l’obiettivo di correggere gli squilibri interni dell’organismo, stimolando le capacità auto-curative dell’individuo. Non è quindi errato dire che l’Omeopatia cura il “malato” e non la “malattia”, secondo il principio dell’individualità, cioè considera ogni paziente nella sua unicità e osserva la complessità di sintomi, segni, costituzione, ereditarietà e tutto ciò che interagisce con la sua vita.

L’Omeopatia è indicata nel trattamento di patologie sia acute sia croniche, tuttavia ha delle limitazioni; si deve infatti sottolineare che il trattamento omeopatico NON è in grado di promuovere alcun tipo di effetto terapeutico nei seguenti casi:
  • in situazioni cliniche in cui non sia possibile avviare un naturale processo di guarigione.
  • per riparare funzioni perdute, es. lesioni al sistema nervoso
  • per ripristinare ormoni “mancanti”
  • per “vaccinare”
  • per patologie per le quali è richiesto un intervento chirurgico inderogabile.


Per concludere questo primo incontro con l’Omeopatia facciamo un esempio dell’utilizzo di un rimedio/farmaco omeopatico molto utilizzato, soprattutto durante il periodo estivo:

APIS MELLIFICA

L’azione di Apis mellifica corrisponde al quadro clinico della puntura d’ape e alle sue eventuali complicazioni.


Si osservano sintomi a livello:
  • della pelle
  • delle mucose
  • delle sierose
  • dell’apparato urogenitale,

talvolta accompagnati da uno stato febbrile.
Il denominatore comune di tutte queste manifestazioni cliniche è la comparsa improvvisa e violenta dell’edema della sindrome infiammatoria
L’edema che compare rapidamente è di colore rosa acceso, il dolore è bruciante, con sensazione di puntura trafittiva e si ha miglioramento dei sintomi con applicazioni fredde nelle sedi interessate. Lo stato febbrile è caratterizzato da cute calda, alternativamente secca o sudata e assenza di sete. Il caldo peggiora la sintomatologia, mentre il freddo in tutte le sue forme arreca giovamento.

Le principali indicazioni cliniche di Apis mellifica:
  •          tutti gli edemi di origine allergica od infiammatoria, a prescindere dal fatto che siano localizzati (punture d’insetti, foruncoli) oppure generalizzati (orticaria, eritemi solari)
  •          congiuntiviti
  •          angine tonsillari
  •          vaginiti
Dal punto di vista mentale si può rilevare l’irritabilità, l’irrequietezza, le crisi di pianto anche senza motivo, i deficit prestazionali, l’iperproduttività verbale, l’aumento dell’appetito sessuale, la gelosia e i disturbi della coscienza: questi sono caratterizzati da confusione mentale, obnubilamento, stupore, coma, delirio e sono osservabili in caso di processi febbrili, scarlattina, meningite o idrocefalo.

In termini di posologia si deve tener presente che l’azione di Apis mellifica è rapida ma breve, pertanto nei casi acuti si prescrivono tre granuli alla diluizione 15CH o 30CH ogni 10-15 minuti, per poi diradare le assunzioni in base al miglioramento dei sintomi.

Se questo post introduttivo vi ha incuriosito ed avvicinato alla conoscenza dell’Omeopatia, v’invito a scoprire, a breve, un nuovo rimedio.

Dott.ssa Elena Rastaldi