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mercoledì, settembre 04, 2013

Dossier Celiachia 3.4.13

Con l'entrata in gioco dei linfociti T inizia il meccanismo fondamentale della patologia celiaca, ovvero quello autoimmunitario.

Dopo che la gliadina è stata attivata dalla transaminasi tissutale, per essere metabolizzata, viene legata alle molecole HLA DQ2/8 delle cellule presentanti l'antigene ed attiva i linfociti T presenti nella mucosa intestinale.

Il processo di attivazione dei linfociti T della lamina propria è quello che avvia una cascata di eventi, quali la produzione di un pattern di citochine di tipo Th1 che a loro volta attivano i macrofagi, inducendo la sovrapproduzione di interleuchina 12 (IL-12), IL-6, Tumor Necrosis Factor (TNF-α) e metalloproteinasi (16-17), capaci di degradare la matrice extracellulare e provocando l’appiattimento della mucosa intestinale che culmina nell’atrofia dei villi intestinali.

Si innesca infatti, un meccanismo di produzione di ossido nitrico in cui è coinvolto TNF-α, ed aumentata apoptosi enterocitaria. IL-6 invece concorre alla differenziazione, durante la fase di risposta acuta, dei linfociti B in plasmacellule producenti immunoglobuline specifiche. Inoltre durante il processo infiammatorio si ha un rilascio sempre maggiore di tTG, dovuto all’azione di alcune citochine; in questo modo aumentano le modificazioni della gliadina da parte dell’enzima, con conseguente aumento della produzione degli auto-anticorpi.

L'attivazione immunitaria con la formazione di autoanticorpi contro la transglutaminasi tessutale, può portare all'interessamento di molti organi ed apparati come cute, tiroide, pancreas, fegato, ma anche cuore e sistema nervoso centrale.

I linfociti B, inoltre, portano alla produzione di anticorpi antigliadina, antiendomisio, oltre che antitransglutaminasi tissutale, i quali sono molto utili per la diagnosi, ma non è chiaro se siano anch'essi responsabili del danno tissutale o se non ne siano una loro conseguenza.

Di sicuro gli autoanticorpi transglutaminasi sono responsabili del danno intestinale


 
Questi anticorpi hanno infatti un parziale effetto inibitorio dose-dipendente nei confronti dell’attività transamidante della tTG umana, poiché la presenza degli anticorpi anti-tTG determina una mancata attivazione del TGF-B, il fattore stimolante il differenziamento degli entorociti (attivato da una modificazione indotta dalla stessa tTG), determinando il mancato differenziamento dell’epitelio con conseguente appiattimento dell’epitelio dei villi.

L’intestino tenue subisce profonde modificazioni a livello della mucosa. Il danno si identifica con la progressiva evoluzione delle seguenti fasi :

  • Fase infiltrativa: è caratterizzata da un infiltrato infiammatorio che si distribuisce nella lamina propria ed è costituito prevalentemente da plasmacellule ed in minor misura da linfociti T CD4+ ed eosinofili.

  • Fase iperplastica: segue la fase infiltrativa ed è caratterizzata oltre che dall’infiltrato infiammatorio anche da un’iperplasia delle cripte.

  • Fase distruttiva: in questa fase si assiste ad una progressiva riduzione dell’altezza dei villi intestinali fino ad una loro completa atrofia (mucosa piatta). Il normale rapporto villo/cripta di 3:1 è profondamente modificato. Gli enterociti appaiono danneggiati con irregolare allineamento e perdita della fisionomia colonnare, diventando cuboidali o appiattiti. L’attività mitotica è aumentata nelle cripte che appaiono espanse, per cui lo spessore complessivo della mucosa rimane per lo più inalterato (19-20).

Queste modificazioni istologiche si traducono nel malassorbimento dei nutrienti, ovvero nella principale conseguenza della malattia: la malnutrizione.

Per concludere diciamo che tutti gli anticorpi che entrano in gioco nella malattia celiaca sono glutine-sensibili, cioè scompaiono dal siero del paziente quando questi è in dieta priva di glutine.

 

                                                                                                                                            AAO